L’articolo dell’Adige sugli investimenti per il polo della medicina in Trentino, con 430 milioni di euro
stanziati per il triennio 2026-2028 e l’attivazione di ben undici scuole di specializzazione, non
rappresenta solo una conferma tecnica, ma la dimostrazione tangibile di una visione politica che mi
piace ribadire. E con convinzione: del resto i numeri parlano chiaro: oltre 141 milioni per il 2026,
oltre 143 milioni per il 2027 e quasi 143 milioni per il 2028. Questi non sono semplici stanziamenti,
sono dotazioni molto solide, destinate a progetti specifici che devono lasciare il segno sul nostro
territorio.
Tutto è iniziato nel 2019. In quel periodo, con la giunta guidata ora come allora dal presidente
Maurizio Fugatti, ed io nel ruolo di assessore alla salute, abbiamo deciso di dare una svolta
decisiva alla sanità trentina gettando le basi per la Facoltà di Medicina a Trento. In quella
occasione non ci sono stati risparmiati attacchi duri, scetticismo diffuso e prese di posizione
spesso pregiudiziali.
Ricordo bene le perplessità sollevate sistematicamente dalle minoranze e i dubbi avanzati da
alcuni ordini professionali. Molti sostenevano che fosse un azzardo fuori portata, che non avremmo
mai avuto i numeri, i docenti o le risorse per competere a livello nazionale. Dicevano che il Trentino
non era pronto per una sfida di tale portata accademica. Eppure, abbiamo scelto di andare avanti
con determinazione.
Ora si vede bene che la nostra non è stata una prova di forza, ma l’applicazione di una
programmazione lucida e consapevole: sapevamo che la nostra provincia, insieme alla sua
Università, aveva tutte le potenzialità per distinguersi anche in campo medico. Abbiamo investito
risorse ingenti con attenzione e lungimiranza, assicurandoci che questo nuovo polo non andasse
mai a intaccare o penalizzare le altre facoltà dell’Ateneo, che hanno continuato a crescere in
parallelo.
Quello che l’articolo descrive come un ecosistema sanitario universitario completo è il risultato
diretto di quelle scelte. Molti dei professionisti che già operavano all’interno dell’azienda sanitaria,
ora hanno ruoli anche all’interno della facoltà riconoscendo così la loro professionalità e capacità.
Con questo passaggio quindi non si è solo reso attrattivo il nostro sistema sanitario ma si è dato un
giusto riconoscimento alle eccellenze che erano già presenti.
Abbiamo creduto fin dal primo momento nella possibilità di formare qui i nostri medici, offrendo loro
un percorso d’eccellenza che oggi spazia dall’anatomia patologica alla medicina d’urgenza, fino
alle nuove frontiere della genomica e dei Big Data. Il piano di indirizzo attuale, che punta su una
medicina di precisione e sul nuovo dottorato in “Human Centered Precision Medicine”, conferma
che la direzione intrapresa era quella corretta. La sfida non è solo formare nuovi camici bianchi,
ma creare un ambiente dove la tecnologia più avanzata si integri con l’umanità del rapporto con il
paziente.
Oggi, vedere che la Provincia consolida questa realtà con investimenti che superano i 430 milioni è
la risposta più efficace a chi, allora, cercava di fermarci con critiche strumentali. La scommessa è
vinta: il Trentino non è più solo un inseguitore, ma un polo di attrazione per la ricerca e la
formazione medica. La strada era quella giusta e i risultati sono ora patrimonio di tutti i cittadini.
Facendo quelle scelte abbiamo costruito una nuova prospettiva per il futuro della nostra
autonomia.
Consigliera provinciale Stefania Segnana
Gruppo consiliare Lega Trentino per Fugatti Presidente