È intervenuta ieri in Consiglio provinciale la consigliera Stefania Segnana (Lega Trentino
per Fugatti Presidente) sul Punto all’ordine del giorno, relativo al diritto alla cittadinanza
italiana per i discendenti dei trentini emigrati all’estero, esprimendo il proprio sostegno
convinto alla Proposta di Voto.
“Il nostro territorio è costituito da una comunità viva, che si tramanda nel tempo e nello
spazio,” ha dichiarato Segnana, ricordando come tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni
del Novecento migliaia di trentini lasciarono le proprie valli, spinti dalla povertà, per
raggiungere il Sud America — Brasile, Argentina… — portando con sé lingua, dialetti e
un’identità mai sopita.
La consigliera ha sottolineato come, ancora oggi, nelle comunità trentine in Brasile si parli
il “talian”, si mantengano vive tradizioni e cognomi delle valli d’origine: un legame che il
tempo e la distanza non hanno scalfito.
Segnana ha richiamato la legge 379 del 2000, con cui lo Stato italiano riconobbe ai
discendenti dei nati nei territori già austro-ungarici (Trentino compreso) il diritto di
riappropriarsi della cittadinanza italiana. Ha quindi espresso preoccupazione per le
modifiche introdotte nel 2025, che limitano il riconoscimento della cittadinanza per
discendenza a chi ha un genitore o un nonno nato in Italia, o un genitore ivi residente
almeno due anni prima della nascita del figlio: una norma che, seppur pensata per
contenere fenomeni distorsivi legati ad altre realtà migratorie, rischia di colpire in modo
sproporzionato proprio le comunità storiche di origine trentina, altoatesina e giuliana.
Secondo le stime richiamate dalla consigliera, oltre il 99% dei cittadini di origine trentina in
Brasile discende da persone emigrate prima del 1918, e sarebbe quindi escluso dal nuovo
perimetro normativo.
“Il nostro Statuto di autonomia esiste proprio per tutelare le specificità di questo territorio”
ha proseguito Segnana, uno strumento con cui la Provincia può affermare che la storia
dell’emigrazione è parte integrante dell’identità collettiva trentina, al pari delle montagne e
delle comunità locali.
Rispetto al dibattito emerso in aula da parte del centro sinistra Segnana ribadisce:
“Tutelare chi, pur lontano, continua a sentirsi trentino è coerente con l’idea di autonomia
che difendiamo ogni giorno in quest’Aula. È il rispetto di un legame che non si misura in
anni, ma in identità e appartenenza e che nulla ha a che vedere con la richiesta di
cittadinanza da parte di quegli immigrati di seconda, terza generazione che non stanno
dimostrando alcuna volontà di rispettare le nostre tradizioni, le nostre usanze, la nostra
identità e non hanno alcun senso di appartenenza e riconoscenza per l’ospitalità ricevuta,
che stanno inoltre creando notevoli problematiche. Non confondiamo l’emigrazione
trentina, uomini e donne che hanno lavorato duramente per costruire il loro futuro e quello
dei propri figli, creando imprese che oggi sono riconosciute e che danno lavoro con
l’immigrazione odierna che stiamo subendo, non facendo di tutta l’erba un fascio
ovviamente, la cittadinanza resta un percorso da costruire nel tempo, fondato sul rispetto
reciproco verso il Paese che la concede.”