STEFANIA SEGNANA ASSESSORE PROVINCIALE TRENTO 2 GENNAIO 2018 FOTO PAOLO PEDROTTI

La Consigliera provinciale della Lega Stefania Segnana – già Assessore alla Salute,
politiche sociali, disabilità e Famiglia con delega alle pari opportunità nella precedente
legislatura – esprime una condanna ferma e netta su quanto accaduto nei confronti dell’ex
sindaca di Riva del Garda Cristina Santi (Lega) e dell’ex vicesindaca Silvia Betta (Patt),
oggi consigliere di minoranza, bersaglio di attacchi sessisti e affermazioni inqualificabili da
parte del consigliere Mirko Carotta, cui si sono poi aggiunti commenti e apprezzamenti
volgari sui social da parte di sedicenti “leoni da tastiera”.

“Si tratta di episodi gravi – evidenzia Segnana – che nulla hanno a che vedere con il
confronto politico o con la legittima critica dell’operato amministrativo. Qui non si è
discusso di scelte, atti o responsabilità politiche, ma si è colpito il fatto stesso di essere
donne, scivolando in un linguaggio offensivo, sessista e denigratorio che non può e non
deve trovare alcuna giustificazione. A nome delle donne, ma anche a nome e per conto di
tutti gli uomini e della dirigenza politica della Lega, esprimo piena e convinta solidarietà a
Cristina Santi e Silvia Betta. La Lega condanna ogni forma di violenza verbale e simbolica
contro le donne, ovunque essa si manifesti e chiunque ne sia destinataria”.

“Preoccupa inoltre – prosegue la consigliera Segnana – il silenzio assordante e la
mancanza di una presa di posizione chiara da parte di altre forze politiche, in particolare
dell’area di sinistra, che troppo spesso sembrano tollerare o minimizzare tali atteggiamenti
quando a esserne colpite sono donne non allineate ideologicamente. I diritti, il rispetto e la
dignità delle donne non possono essere a geometria variabile, né subordinati
all’appartenenza politica. Difendere le donne significa farlo sempre, non solo quando
conviene o quando le vittime appartengono al proprio schieramento. Ogni attacco sessista
rappresenta un arretramento culturale che deve essere respinto con forza da tutte le
istituzioni e da tutte le forze politiche, senza distinzioni. Il rispetto non è negoziabile. La
dignità delle donne non è terreno di scontro politico.