Ci sono date e cifre che, più di ogni annuncio, raccontano la portata di una scelta.
Sono 495 i candidati che nei prossimi mesi, a Trento, si prepareranno ad accedere agli 80 posti disponibili nel corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia dell’Università di Trento. Un numero che conferma l’interesse e il bisogno del territorio, se si considera che il 60% dei partecipanti proviene dal Trentino.
“Questi numeri – commenta l’ex assessore provinciale alla Salute Stefania Segnana – raccontano meglio di qualsiasi annuncio la portata di una scelta politica e amministrativa che, nella scorsa legislatura, abbiamo fortemente voluto, assieme all’amministrazione guidata dal Presidente Maurizio Fugatti. Non fu una decisione scontata: ci siamo assunti la responsabilità di avviare un progetto strutturale, in un momento in cui sembrava più semplice rimandare.”
Alla base del percorso non c’è solo l’istituzione di una nuova facoltà, ma una strategia più ampia di rafforzamento del sistema sanitario trentino: accordi con l’Ateneo e con l’Azienda Sanitaria, reclutamento di professori clinici operanti nei reparti ospedalieri, investimenti in strutture moderne. “La pandemia”, sottolinea Segnana, “ha dimostrato quanto sia fondamentale formare sul territorio professionisti sanitari pronti ad affrontare le sfide future.”
Il corso di laurea trentino, presentato nel tempo anche ai vertici nazionali, ha ricevuto il riconoscimento del Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha elogiato la capacità del Trentino di proporre soluzioni innovative.
A partire dal 1° settembre, alle ore 14:30 presso il Campus di via dei Solteri, gli studenti selezionati inizieranno il loro percorso. Al termine del primo semestre, gli esami “filtro” di fisica, chimica e biologia – introdotti dalla riforma della Ministra Anna Maria Bernini – determineranno l’accesso al prosieguo del corso. “Non si tratta di una scorciatoia – precisa Segnana – ma di un modello che unisce gradualità e rigore, tutelando la qualità della formazione.”
“Le scelte che abbiamo fatto non erano facili, né scontate. Ma abbiamo preferito investire nel futuro delle nuove generazioni e nel rafforzamento della sanità locale, piuttosto che restare fermi nell’attesa. Oggi, i numeri parlano da soli: raccontano di una comunità che ha scelto di trasformare le attese in opportunità concrete e di una politica che, nel momento più difficile, ha deciso di guardare avanti facendo programmazione. E non solo di prometterlo: di realizzarlo.”