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Le recenti dichiarazioni dell’ex presidente di Autobrennero Luigi Olivieri e del Partito Democratico del Trentino rendono necessarie alcune precisazioni, per evitare letture semplificate di una vicenda complessa che riguarda il futuro di un’infrastruttura strategica per i nostri territori. 

Fanno specie tali posizioni soprattutto alla luce di quanto emerso nel Consiglio di Amministrazione di Autobrennero del 10 settembre 2021, quando – al termine di un’approfondita analisi tecnica, giuridica e istituzionale – venne individuato nel partenariato pubblico-privato, attraverso la formula della finanza di progetto, il percorso ritenuto più coerente con il quadro normativo e con la tutela della governance territoriale della società. 

Come ricordato da Manuel Scalzotto, allora vicepresidente di Autobrennero e presidente della Provincia di Verona in rappresentanza dei soci territoriali, quella scelta non nacque da valutazioni ideologiche, ma da una valutazione concreta dei vincoli europei e dei rischi connessi alla soluzione in house, che avrebbe potuto determinare una sostanziale centralizzazione della concessione e un indebolimento del ruolo decisionale dei territori. 

La delibera a favore della finanza di progetto venne assunta con voto unanime dell’intero Consiglio di Amministrazione, con partecipazione convinta anche dello stesso ex consigliere Luigi Olivieri, come risulta dalle dichiarazioni di voto rese in quella sede.  

Richiamare oggi quei passaggi non serve ad alimentare polemiche, ma a riportare il confronto su un terreno di coerenza e responsabilità istituzionale. 

Su un punto, infatti, non vi sono divisioni reali: tutti – a partire dai Presidenti Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher – stanno lavorando con un obiettivo comune, ovvero la salvaguardia dell’A22 come infrastruttura costruita dalle comunità locali e strettamente legata all’autonomia dei territori alpini. 

La strada intrapresa non nasce da preferenze ideologiche – nessuno è “innamorato” del PPP rispetto alla soluzione in house – ma da analisi tecniche maturate nel tempo e condivise in diverse fasi istituzionali. Il confronto con il Governo prosegue costantemente proprio per garantire che la gestione dell’autostrada resti saldamente ancorata al territorio e continui a rappresentare un asset pubblico al servizio delle comunità. 

Esistono rallentamenti e complessità, legati anche a un contesto europeo sempre più articolato sul piano delle concessioni e della concorrenza. L’interesse principale resta uno solo: preservare l’A22 come infrastruttura dei territori, difendendone la gestione locale e il ruolo strategico per lo sviluppo dell’intero arco alpino. 

Quando è in gioco l’autonomia e il futuro di un’infrastruttura costruita dalle nostre comunità, non servono bandiere di parte: serve unità, coerenza e responsabilità condivisa per consegnare questo patrimonio rafforzato alle generazioni future.