Segnana replica al Sindaco Ianeselli

Quando il termometro risale a più di quattro gradi sotto lo zero, per il sindaco di Trento, la fine dell’emergenza è colpa di altri. Lo ha dichiarato oggi sui giornali, presentando la soglia come un au-
tomatismo tecnico, quasi fosse una regola imposta da altri, lontana dalle scelte dell’amministrazione comunale. Una ricostruzione comoda, ma poco aderente alla realtà dei fatti. Perché quella soglia non nasce per caso. Il criterio dei meno quattro gradi, e il conseguente ridimensionamento delle mi-
sure straordinarie legate all’emergenza freddo, è inserito all’intervento del “Piano Freddo” (INDI-
CAZIONI OPERATIVE PER L’ACCOGLIENZA DI PERSONE SENZA DIMORA IN CASO DI EVENTI ATMOSFERICI STRAORDINARI) concordato tra Provincia autonoma, Comune di Trento e Rovereto, enti gestori del terzo settore e Protezione civile, aggiornato l’ultima volta nel novembre scorso.

L’elaborazione del PIANO viene attuata con il coordinamento della Protezione civile provinciale e
del Servizio Politiche sociali con il coinvolgimento del Comune di Trento (Servizio Welfare e coesione sociale e Protezione civile comunale), dei Soggetti del Terzo settore coinvolti e delle Associazioni di Protezione Civile. Un’intesa, dunque, costruita insieme, discussa nei tavoli tecnici e poi condivisa, nei contenuti e negli obiettivi, con la parte politica. Non un’imposizione unilaterale, non una decisione calata dall’alto. Qui sta il nodo politico. Non si può partecipare alla definizione delle regole quando tutto fila liscio e poi parlare di cinismo quando quelle stesse regole non piacciono più. Rivendicare corresponsabilità quando conviene e smarrirla nel momento della critica non è buona amministrazione, ma esercizio di scaricabarile.

Eppure è esattamente ciò che accade oggi. Il sindaco Franco Ianeselli punta il dito contro la Provincia, accusandola di una gestione inadeguata dell’accoglienza. Trascinando nel dibattito anche il tema dell’accoglienza diffusa, come se tutto potesse essere tenuto insieme in un unico grande calderone
polemico. Ma qui non si parla di accoglienza. Non si parla di modelli di integrazione né di politiche migratorie. Qui il tema è il freddo, le temperature rigide, le misure temporanee pensate per affronta-
re un’emergenza climatica. Confondere i piani non chiarisce il problema: lo offusca. E soprattutto sposta l’attenzione dalle responsabilità concrete. Il sistema applica quanto concordato. Ha dato seguito a criteri condivisi anche dal Comune capoluogo. Se oggi quei criteri vengono ritenuti insufficienti o superati, la strada è eventualmente una sola: riaprire il confronto. Tutto il resto è polemica a posteriori. Non è la prima volta che assistiamo a questo duello strisciante tra Comune e Provincia, con Trento pronta a richiamare la collaborazione quando arrivano risorse e a riscoprire il conflitto quando occorre rispondere di scelte comuni. Ma l’emergenza freddo non è terreno per regolamenti di conti politici. È un ambito che richiede serietà, coerenza e memoria amministrativa.